Indagine ad alto rischio – Capitolo 1, prima parte

SABATO 11 APRILE 2009

La sveglia suonò alle otto in punto. Mi rigirai nel letto, allungai il braccio per spegnerla ma non ci riuscii. Dovetti alzarmi per farlo. Mi ero coricato appena cinque ore prima, mi sentivo ancora stordito. Andai in bagno e mi lavai il viso con acqua fredda; mi feci la barba sbadigliando in continuazione. Avevo sempre l’impressione di dormire poco forse perché da un mese non riposavo più di sei-sette ore a notte… Preparai un caffè. Dovevo riprendermi in fretta, mi aspettava un impegno di lavoro.

Cinque anni fa conseguii la laurea presso la facoltà di giurisprudenza di Cagliari, ancora oggi a distanza di tempo mi mette di malumore pensare a quanto avevo penato per raggiungere questo risultato. Anni passati chino sui libri a farmi il mazzo per poi sbattere la faccia con la realtà delle cose. Vuoi fare l’avvocato? Bene allora devi lavorare per due anni gratis presso uno studio legale, poi se avrai fortuna riuscirai a passare l’esame di stato. Mi chiamai fuori da questo gioco. L’alternativa era tentare uno degli innumerevoli concorsi alla regione, dove se risulti idoneo ti chiamano a lavorare dopo anni. Cosa potevo fare nel frattempo? In passato ebbi una lunga relazione con una ragazza dell’alta borghesia; avrebbe potuto sistemarmi nell’hotel a quattro stelle del padre ma mi sarei sentito un ruffiano, stare legato a una persona solo per opportunismo non appartiene al mio DNA. Avrei avuto un futuro garantito ma preferivo andare per la mia strada e fare conto sulle mie forze come ho sempre fatto dall’età di vent’anni. Per imparare a vivere e capire il valore dei soldi ho fatto diversi lavori temporanei, sono cresciuto, maturato, ho fatto esperienza e conosciuto tante persone. L’idea di vivere sulle spalle dei miei genitori mi ha sempre fatto schifo, sono fatto così: prendere o lasciare.

Dopo la laurea per due anni feci il guardiano presso un’importante industria manifatturiera, ottenni persino il porto d’armi. Ma non faceva per me, volevo qualcosa di più stimolante. Presi una soluzione che non avrei mai immaginato: conseguii la licenza di investigatore privato. Sono sempre stato appassionato di tutto ciò che ha a che fare con indagini, delitti, misteri, ma preferivo gestirmi senza prendere ordini da nessuno, vestirmi come volevo , fare gli orari che volevo e via dicendo. Lavoravo da solo, senza collaboratori, avevo amicizie in vari campi: forze dell’ordine, medicina, informatica. Mi rivolgevo alle mie conoscenze se mi occorreva una mano d’aiuto. Tutto sommato me la cavavo abbastanza bene. Anche nella vita privata preferivo non legarmi a tempo indeterminato con una persona, il matrimonio non fa per me, almeno per il momento. Mi piace l’indipendenza, conosco molte famiglie a pezzi e non volevo fare la stessa fine. Quando torno a casa da lavoro ho voglia di stare tranquillo senza sentire urla di bambini e una moglie che ti fa la testa a pallone parlandoti di come ha passato la giornata.

Volsi lo sguardo intorno a me, vivevo in un trilocale (bagno, cucina, camera da letto) in affitto in piazza Giovanni ventitreesimo a Cagliari: niente di speciale ma molto funzionale. Sotto casa avevo una palestra, un market, un’edicola. Aprii la finestra e guardai se la mia auto era ancora al suo posto. Solo un pazzo avrebbe tentato di rubarmela, avevo piazzato come antifurto una specie di sirena. La cosa che più mi preoccupava era ritrovarla graffiata: ben dodici volte in sei anni, sono un tipo fortunato… La doccia tiepida mi svegliò, indossai una giacca nera su camicia bianca – per stirarla avevo impiegato un quarto d’ora buono – jeans scuri. La sera prima avevo ricevuto una telefonata da una signora che voleva incontrarmi, aveva avuto il mio numero da un ‘amica per la quale avevo lavorato in passato: una penosa storia di adulterio. Fui ingaggiato poiché sospettava il marito la tradisse e aveva ragione. Avevo seguito il tipo fuori città mentre era in compagnia di una tizia niente male: andarono nella di lui casa al mare. Mi limitai a telefonare alla moglie per informarla della situazione e quella mi raggiunse come un ciclone cogliendoli sul fatto. Una scena da film comico con lui che negava l’evidenza.

Andai in bagno e misi in moto la lavatrice sperando di aver azzeccato le combinazioni di colori, non sarebbe la prima volta che metto un capo di un colore e dopo il lavaggio lo ritrovo di un altro. Avevo in mente di dare una sistemata alla mia stanza da letto, col cambio di stagione avrei messo da parte i vestiti pesanti per sostituirli con i capi estivi. Rinviai al pomeriggio, non mi mancava il tempo libero in questo periodo. Feci una lista di ciò che mi occorreva, dovevo andare in un supermercato dopo l’incontro con la potenziale cliente, sapevo in anticipo che avrei scordato qualche alimento, come al solito quando vado di fretta. Uscendo di casa premetti il tasto per inserire l’antifurto scordandomi che non funzionava da una settimana. Dovevo chiamare l’elettricista per farlo sistemare, i ladri conoscono le abitudini di chi vive solo e non volevo entrassero in casa mentre ero via per qualche giorno. Non è la roba di valore a preoccuparmi ma i documenti sui miei clienti. Il denaro lo tenevo quasi tutto in banca, prelevando quando avevo necessità.

Fuori la giornata era splendida, come quasi tutte da aprile a ottobre, si stava sui diciassette-diciotto gradi. Passai davanti all’edicola e una foto di alcuni giocatori del Cagliari esultanti per un goal mi ricordò che oggi giocavamo in trasferta a Palermo; la vedevo grigia e la cosa mi agitava non poco. Salii in macchina e abbassai i finestrini, faceva già caldo nell’abitacolo. Presi l’asse mediano, una strada lunga sette-otto km tutto rettilineo ma con un limite di velocità che fino a due anni fa era di soli cinquanta chilometri! Spesso la stradale faceva l’autovelox lì, una volta li ho visti alle quattro del mattino in gennaio, non c’era un cane in giro…

Non si vedeva molta gente in circolazione; era ancora presto, alle nove erano tutti a casa a riposarsi dopo le fatiche della sera precedente, avrei voluto fare lo stesso anch’io. In viale Diaz il solito cretino fermo al semaforo accelerava in continuazione impestando l’aria, voleva fare una gara di velocità. Partì sgommando, non lo degnai d’uno sguardo. Arrivato nei pressi dell’hotel parcheggiai, sistemai l’auto lontana da un monovolume. Visto come l’aveva messa l’autista non prometteva niente di buono…

Mi diressi al bar e all’ingresso trovai ad attendermi una tipa sui quarantacinque anni ben portati, capelli castani, alta (grazie ai tacchi) e molto truccata. Corrispondeva alla descrizione datami per telefono. Quando gli tesi la mano presentandomi mi guardò stupita, forse pensava di trovarsi davanti un tipo più grande con la pancetta e non un trentacinquenne atletico come il sottoscritto.

“Buongiorno signora Sinis, sono Andrea Costa. Lo so, faccio a tutti lo stesso effetto.”

Arrossì e rispose: “Salve Signor Costa. Mi scusi pensavo fosse un po’ più… meno giovane intendo dire.”

Sorrisi: “Non si preoccupi, non è la prima volta che accade, sono abituato a questa reazione.”

La donna arrossì: “Non metto in dubbio la sua competenza, la mia amica ha garantito per lei.”

Ci sedemmo a un tavolino e ordinammo due caffè; presi anche una bottiglietta d’acqua, il caffè mi impastava la gola. La donna aveva l’aria di non aver dormito a sufficienza, non era l’unica. Mi avvicinai: “Di che cosa voleva parlarmi?”. Odiavo i convenevoli tipo parlare del tempo e scemenze simili.

“Mio figlio Manuel è scomparso mercoledì.”

“Non si è rivolta alla polizia?”

“No, capita spesso che se ne vada di casa per qualche giorno, ritorna sempre ma questa volta è diverso.”

“In che senso? Cosa glielo fa pensare?”

“Negli ultimi tempi lo vedevo un po’ strano, direi sfuggente. Ho chiesto se avesse qualche problema ma lui ha negato. Ho provato a telefonargli ma ha il cellulare staccato.” – Probabilmente il ragazzo aveva più di una scheda, io stesso ne possedevo tre. – “Vorrei scoprisse dov’è finito mio figlio, con la massima riservatezza. Io e il mio compagno desideriamo non si faccia troppa pubblicità. Sa, lui è presidente della ARTIS S.p.A., è molto conosciuto in città…”

Conoscevo la ARTIS, non avrebbero di certo avuto problemi a pagare il mio onorario. Avrei aumentato sensibilmente la tariffa visto che eravamo sotto Pasqua. Di sicuro l’amica l’aveva informata, non potevo allargarmi più di tanto.

“Si certo” risposi, necessitavo di informazioni su Manuel: “Sa se frequenta qualche ragazza?”

“Si, da tre anni è fidanzato con Simona, una bravissima ragazza.”

“Ha sentito la ragazza?”

“Si ma anche lei lo sta cercando come me.”

Non le credetti, c’era sotto qualcosa, sono molto sospettoso in questi casi.

“Mi può dare l’indirizzo? Vorrei parlarle.”

Tirai fuori dalla tasca penna e taccuino e annotai, dovevo cercare sull’elenco il numero civico, lei lo ignorava.

Arrivò il risvolto economico: “La mia tariffa è di cento euro al giorno più le spese, ma essendo in un periodo festivo e dovendo disdire degli impegni sale a centoventi euro a giornata.” Sperai di non aver tirato troppo sul prezzo, ma vaffanculo avevano un mucchio di soldi.

Rispose con un sorriso: “Va bene, le faccio un assegno, vorrei iniziasse subito le ricerche.”

Il giorno dopo era Pasqua ma avevo bisogno di soldi per l’affitto di casa, mi sarei mosso subito.

“Ok signora, inizio oggi stesso a investigare.” – Compilò un assegno da mille euro che per mia sfortuna non avrei potuto riscuotere prima del martedì successivo. – “Le farò avere le ricevute dei vari conti, mille euro è l’equivalente di dieci giorni di lavoro ma ci sono di mezzo le varie spese.”

“Non si preoccupi. Un’altra cosa signor Costa, non so se può esserle d’aiuto… Manuel è stato in cura da uno psichiatra dopo la morte del padre naturale avvenuta dieci anni fa. Non ha mai accettato l’idea che mi fossi rifatta una vita con un altro uomo.”

Mi interessava eccome, cosa aspettava a dirmelo? “Com’è successo, un incidente?”

La donna sembrava in imbarazzo: “No, si è tolto la vita per problemi personali.”

“Capisco, mi spiace. Mi dice il nome del medico che lo seguiva?”

Annotai pure quello, era il primo che volevo sentire. Mi diede una foto del figlio, un ventenne biondo, magro, sul metro e ottanta. Dovevo mettermi in moto, era il momento di congedarci: “Le faccio sapere al più presto signora, stia tranquilla.”

Mi strinse calorosamente la mano e ci lasciammo; secondo me non aveva trovato nessuno disposto a lavorare a Pasqua e si era rivolta a me come ultima spiaggia, poco ma sicuro. Il lato positivo era il pagamento anticipato, ma soprattutto non dovevo fare foto di nascosto alla gente in certe situazioni, l’ho sempre odiato. Chiesi al cameriere se potevo avere un elenco telefonico e presi gli indirizzi e i numeri del medico e della fidanzata. Predisposi il cellulare nella modalità anonima e chiamai prima lui. Mi rispose la segreteria, lasciai un messaggio in cui dicevo chi ero e che avrei richiamato la settimana successiva per avere un appuntamento. Non voglio si sappia in giro il mio numero, la notte è capitato mi arrivassero chiamate anonime condite con insulti e minacce, per questo ero felice di non dovermi occupare di un adulterio. Sull’elenco compariva solo il mio numero di cellulare.

Uscendo dal bar feci finta di legarmi le scarpe e diedi uno sguardo in giro, la signora poteva essere stata seguita da qualcuno coinvolto in questa storia. Non si sa mai con tutto quello che si sente in giro, sono un tipo molto sospettoso. Non notai nessuno che facesse finta di leggere il giornale seduto su una panchina o prendere il sole. Mi augurai di non sbagliarmi, magari il tipo era un professionista.

Appuntamento a giovedì per la seconda parte del primo capitolo.

[Foto di affy4k sotto licenza Creative Commons]

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