Indagine ad alto rischio – Capitolo 3, prima parte
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MARTEDI’ 14 APRILE
A mezzogiorno sorseggiavo un succo di frutta in un bar quando vidi uscire Manuel dall’albergo a passo spedito, per poco non mi andò di traverso ciò che bevevo. Perché aveva fretta? Dove stava andando? Montò su un taxi e lo seguii. Dopo dieci minuti capii dov’era diretto. Si trattava della zona del mercato, un posto non molto sicuro specie quando si è da soli. Che cazzo combinava? Non lo sapeva? A piedi attraversò le bancarelle della frutta e si addentrò in una selva di stradine. La poca gente che c’era aveva magliette smanicate con tatuaggi bene in vista. Cercavo di non guardarli, sarebbe stato interpretato come un gesto provocatorio.
Dopo una serie di svolte a destra e a sinistra entrò in un palazzo a cinque piani, se così poteva definirsi. Mi fermai osservando il paesaggio intorno a me. Affacciati alle finestre, dei bambini mi guardavano ridendo; li capivo, pensavano fossi il solito turista sprovveduto che sbaglia strada e finisce in un quartiere dove ti lasciano in mutande. Due tipi dall’aria poco raccomandabile sul metro e ottanta, robusti, cranio rasato, sembravano i fratelli di Vin Diesel, arrivarono su una golf con l’assetto ribassato, praticamente strisciava in terra. Uno aveva una lunga cicatrice sulla guancia destra, non credetti si trattasse di un incidente. Doveva essere uno spacciatore, probabilmente aveva fatto qualche brutto tiro a tipi più cazzuti di lui che gli avevano lasciato un bel ricordino. Si guardarono intorno con aria minacciosa di chi sa il fatto suo, misi le mani in tasca e proseguii dritto. Entrarono nello stesso palazzo di Manuel.
Con la coda dell’occhio vidi avvicinarsi un tipo appartenente alla fauna locale. Mi voltai verso di lui. Aveva una sfilza di orecchini su entrambi i lobi e un viso butterato nascosto dietro un cappellino da baseball. Si fermò a un metro da me e tirò fuori un coltello. Ringhiò deciso:
“Dinero!”
Aveva l’età di Manuel, bassottino e scuro di carnagione; se non fosse stato armato lo avrei affrontato. Dissi:
“Ok amico, tranquillo, ti do tutto quello che vuoi!”
Misi le mani in tasca e feci per svuotarle; il bastardo incalzava:
“Rapido, rapido!”
All’improvviso una sirena della polizia squarciò l’aria, era arrivata la cavalleria. Due volanti entrarono nella piazzetta dove mi trovavo all’inseguimento di una macchina probabilmente rubata. Colsi l’ occasione al volo, mi voltai e iniziai a correre a perdifiato per la strada da cui ero venuto, mentre lo stronzo urlava al mio indirizzo. Non mi voltai per vedere se mi stesse dietro; dovevo andarmene da quel posto di merda alla velocità della luce. Mi fermai solo quando raggiunsi le prime bancarelle. Avevo il fiatone, me l’ero vista brutta. Pazienza se avevo perso il ragazzo, meglio salvare la pelle. Entrai in un bar e ordinai un caffè e una bottiglietta d’acqua. Ero sudato e il mio corpo aveva perso liquidi, dovevo reintegrare. Bevvi avidamente. Ipotizzai il ragazzo conoscesse tipi che vendevano coca, voleva chiudere in bellezza la vacanza. Iniziavo a essere stufo, volevo tornare a Cagliari, avevo trovato il ragazzo, ciò per cui ero stato pagato, problemi di Paola Sinis se il figlio le mentiva. Punto e basta. A conti fatti mi dovevano rientrare quattro giornate di lavoro più i soldi dell’albergo, biglietto aereo, taxi, vitto, una bella sommetta.
In strada fui fermato da un pakistano. Come tutti i proprietari di negozietti nella rambla, cercò di convincermi ad acquistare merce del suo locale. Cadeva male, non ero dell’umore per queste cazzate, lo allontanai subito. Non aveva senso stare lì ad aspettare Manuel, magari cambiava strada. Decisi di rientrare in albergo. Appena arrivato mi feci una doccia e scesi al ristorante dell’hotel per pranzare, erano le quindici e il mio stomaco brontolava. Dopo una buona razione di pasta e carne mi sentivo meglio. Telefonai alla mia cliente:
“Buonasera signora Sinis”
“Salve signor Costa”
“Le comunico che il mio lavoro è finito. Suo figlio ha deciso di farsi una vacanza, non c’è motivo di allarmarsi, è inutile che continui a stare qui a farle spendere soldi inutilmente.”
“È sicuro?”
“Certo, ho tutto sotto controllo, ha sentito Manuel?”
“Si, ha detto che rientra domani pomeriggio alle diciannove e trenta”
“Bene signora, il mistero è stato risolto, non si deve preoccupare. La contatto quando rientro a Cagliari per presentarle i vari conti.”
“Va bene, attendo sue notizie. A presto”.
Riflettei sulla situazione, forse il ragazzo avendomi notato mi aveva trascinato in quella zona speranzoso che qualcuno facesse la festa all’investigatore coglione. Sapeva come muoversi lì. Eppure avevo fatto del mio meglio per non farmi beccare, ci doveva essere un’altra spiegazione. Perché era uscito da solo anziché godersi l’ultimo giorno di vacanza con la sua bella? Forse lei non sapeva niente; come il sottoscritto, era all’oscuro di tutto…
Appuntamento a giovedì per la seconda parte del terzo capitolo.
Per chi se li fosse persi:
Capitolo 1, prima parte
Capitolo 1, seconda parte
Capitolo 2, prima parte
Capitolo 2, seconda parte
[Foto di SlapBcn sotto licenza Creative Commons]

Agosto 31st, 2009 at 10:53 am
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Settembre 11th, 2009 at 2:37 pm
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Settembre 14th, 2009 at 4:11 pm
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Settembre 21st, 2009 at 10:43 am
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Settembre 24th, 2009 at 1:42 pm
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Settembre 29th, 2009 at 6:06 pm
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Ottobre 5th, 2009 at 9:52 am
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