Indagine ad alto rischio – Capitolo 3, seconda parte
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Scesi alla reception dove trovai il mio amico italo-spagnolo. Fui accolto con una calorosa stretta di mano:
“Buongiomo signore, si sta divertendo?”
La tentazione di mandarlo a quel paese fu molto forte, ma trattenni l’istinto, mi occorreva un favore.
“Tutto ok, grazie. Mi servirebbe una cortesia da lei, se ha un momento lìbero.”
“Si certo, dica ”
“Vorrei un biglietto aereo per Cagliari per dopodomani, se possibile. Lei conoscerà il numero della biglietteria dell’aereoporto, parla la stessa lingua, non vorrei fare confusione. Potrebbe farlo al mio posto? Grazie.”
“Non c’è problema.”
Prenotò un biglietto per il giovedì successivo. Non volevo fare il viaggio con i due ragazzi. Un pensiero ronzava nella mia testa, sono abituato a pensare al peggio nel mio lavoro. Rientrato in camera telefonai al mio amico maresciallo.
“Ciao Davide, come va?”
“Ciao Andrea, stai passando una bella vacanza?”: il solito sbruffone.
“Si si, fai lo spiritoso. La mia casa è stata svaligiata? Hai controllato? La macchina è intatta?”
“Nessun problema, ho verificato, ogni cosa è al suo posto”
“Bene, ho una cosa importante da dirti”
“Spara!”
“Domani alle diciannove e quaranta arriva ad Elmas il mio amico scomparso con la sua dolce metà. Fai in modo che la dogana faccia degli accertamenti, ho il sospetto che lui possa essere un corriere di droga. Forse mi sbaglio ed è pulito, ma bisogna stare attenti.”
“Cosa te lo fa pensare?”
Gli raccontai dei tipi loschi e del probabile incontro fra i tre.
“Si può fare ma se ti sbagli faccio una figura di merda, lo sai?”
“Dì che hai avuto una soffiata, non costa niente verificare, è un semplice controllo di routine. Senza usare maniere forti, non è un criminale.”
Lo convinsi e gli diedi il nome e la descrizione della coppietta. Decisi di mollare la presa e rilassarmi un po’. La sera uscii con le mie nuove amiche. Non avevo altro da fare fino a giovedì, tanto valeva godersi le ultime ore. Comprai souvenir per i miei familiari e una maglietta per Marta, la tipa che frequentavo. Quando le avrei detto dove fossi stato l’ultima settimana non ci avrebbe mai creduto.
Il giorno seguente dormii per dieci ore di fila. Mi alzai più stanco di quando mi ero coricato, succede sempre quando si riposa molto. La telefonata del mio amico arrivò alle ventuno.
“Ti sei sbagliato amico, erano puliti entrambi!”
Che sfortuna, pensai: “La mia era una supposizione, sempre meglio bloccarli che rischiare che entrino dieci chili di coca in Sardegna!”
“Ci puoi contare”, anche lui la pensava allo stesso modo.
“Grazie Davide, ti devo un favore. Anzi, sai che ti dico, la prossima volta che andiamo a fare il percorso di guerra ti faccio vincere! Sei contento?”.
Reagì subito: “Bastardo! Hai avuto fortuna l’ultima volta, solo quella!”
“La mia fortuna dura da due anni”
“Non vantarti troppo, ora ti devo lasciare, vado a prendere la bambina.”
“Rientro giovedì sera, passo da te direttamente; se non ci sei lascia le chiavi a tua moglie. Saluta a casa. A presto”.
Il pomeriggio del giorno successivo visitai Parc Guell, dove l’artista Dalì possedeva una casa. Il parco era disseminato di sue opere. La sera, stesso programma della precedente, ma rientrai prima, dovevo fare la valigia.
Il giovedì il viaggio in aereo fu molto tranquillo rispetto all’andata. C’erano pochi ragazzi, molta gente sui quaranta-cinquant’anni che andava in Sardegna. Arrivai a casa all’ora di cena. Incontrai la mia cliente nello stesso bar dell’altra volta. Portava un tailleur azzurrino e i capelli raccolti dietro la nuca. Sembrava più rilassata rispetto all’unica volta in cui l’avevo vista.
“La ringrazio di tutto dottor Costa”, come mi piaceva quando mi chiamavano dottore!
“Anche se Manuel mi ha mentito, almeno non gli è capitato niente di brutto”
“Si figuri signora, tutto si è risolto per il meglio: suo figlio probabilmente voleva trascorrere un po’ di tempo da solo per riflettere. Sa, a vent’anni bisogna avere le idee chiare sul proprio futuro.”
Sono sempre stato bravo a dire bugie ai clienti; il ragazzo tramava qualcosa secondo me, o forse ero troppo sospettoso.
“Perché non trascorre qualche giornata di vacanza con suo marito? Le farà bene. E non pensi a questa storia!”
Sorrise: “Ha ragione, stasera parto con mio marito, andiamo a fare il fine settimana nella nostra casa in campagna a Burcei”
“Sono contento per voi. Ogni tanto si deve staccare dal lavoro e dal caos cittadino per un po’. In che zona si trova la casa?”
“Prima della pizzeria a sinistra dopo il ponte.”
Era giunto il momento di congedarmi: “Se in futuro avesse ancora bisogno dei miei servizi sono a sua disposizione, ha il mio biglietto da visita… ”
“Grazie, spero fili tutto liscio d’ora in avanti.”
“Ci sono cento euro in più nell’assegno, glieli rendo.”
Poggiò la sua mano sinistra sul mio braccio destro: “E’ giusto così, non mi deve niente.”
Era la mancia, che gentile: “Grazie signora Sinis, saluti il suo compagno.”
Ci stringemmo la mano e mi allontanai. Ora avevo i soldi per l’affitto, potevo stare tranquillo.
Appuntamento a lunedì per la prima parte del quarto capitolo.
Per chi se li fosse persi:
Capitolo 1, prima parte
Capitolo 1, seconda parte
Capitolo 2, prima parte
Capitolo 2, seconda parte
Capitolo 3, prima parte
[Foto di cristianocani sotto licenza Creative Commons]

Agosto 17th, 2009 at 3:21 pm
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Settembre 3rd, 2009 at 3:14 pm
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Settembre 10th, 2009 at 6:54 pm
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Settembre 14th, 2009 at 4:08 pm
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Ottobre 8th, 2009 at 5:14 pm
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Ottobre 19th, 2009 at 3:32 pm
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