Indagine ad alto rischio – Capitolo 4, seconda parte
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In televisione si vedono le forze dell’ordine che avanzano verso un’abitazione per liberare un ostaggio con noncuranza, tutte cazzate! Osservai se dalle finestre si vedeva qualcosa, ma le tende erano tirate. Decisi di dirigermi verso gli scalini che conducevano ai portone d’ingresso. Avanzai ranicchiato passando sotto le finestre, non volevo farmi notare. Mi posizionai sul lato sinistro del portone d’ingresso. Stavo tremando, non stavo giocando con amici alla guerra simulata, era tutto reale. Iniziai a fare respiri profondi per calmarmi, pensai a come comportarmi.
C’era qualcuno ad attendermi dietro la porta? Quanti erano? Non dovevo fare l’eroe ma se potevo salvare la vita di una persona l’avrei fatto. Per un attimo pensai che avrei dovuto attendere i carabinieri: era il loro mestiere, non il mio. Uno sparo mi fece trasalire. Era in atto una carneficina lì dentro. Sentii delle voci provenienti dal piano superiore. Rumore di passi affrettati e porte che sbattevano. Decisi di entrare nella villetta…
Abbassai la maniglia: si aprì, non era buon segno. In ginocchio con la mano sinistra spinsi la porta con decisione e mi ritrassi usando il muro come scudo. La luce invase la stanza, mi sdraiai in terra e diedi uno sguardo all’interno. La stanza era piuttosto ampia, con dei divani sulla destra, un televisore su un ripiano. Guardai se sul pavimento fossero riflesse ombre di persone, vidi solo la mia. Mi alzai, poggiai le spalle al muro ed avanzai piegato per essere meno visibile. Nessun rumore, nessuna voce proveniva dall’interno. Cercai di non fare casino tipo urtare mobili e oggetti vari.
Respiravo con la bocca aperta, gli occhi si muovevano in ogni direzione pronti a captare qualcosa di insolito. Il mio olfatto funzionava perfettamente grazie ad un’operazione fatta dieci anni prima poiché avevo difficoltà a respirare. Sentii odore di roba bruciata. Chiusi la porta con il chiavistello, non sarebbe stato bello essere sorpresi alle spalle. Mi diressi verso i divani, dietro era vuoto. Oltre si trovava un corridoio di tre metri che dava sulla cucina. Dovevo entrare in confidenza con l’ambiente circostante. Avevo una gran sete e caldo, ero piuttosto agitato. Stavo in un bagno di sudore. Mi pulii il viso con una manica della felpa. Avanzai con circospezione, sempre con le orecchie drizzate e lo sguardo vigile. A destra prima della cucina si trovavano delle scale che portavano al piano superiore. Entrai in cucina, la tavola era apparecchiata per due persone ma non c’era anima viva. Da una pentola sui fornelli usciva acqua copiosamente, stavano preparando il pranzo. Spensi il gas, la puzza di bruciato era forte. Aprii la finestra che dava su una veranda. Affacciandomi vidi un garage sulla sinistra. Sentii uno strano odore proveniente dall’andito. Uscii dalla cucina e salii lentamente le scale che curvavano a sinistra, mantenendomi vicino al muro. Sentii l’odore di cordite sprigionatasi nell’aria dopo gli spari, non si preannunciava niente di buono…
Prima di aver raggiunto la cima delle scale mi sdraiai sui gradini. Se ci fosse stato qualcuno, vedendomi avrebbe aperto il fuoco. Sollevai di qualche centimetro la testa e scorsi tre porte, la più lontana era spalancata. Mi alzai e salii gli ultimi gradini ranicchiato. Poggiai l’orecchio sulla prima porta, nessun rumore dall’interno. La seconda porta idem. Cercai di mantenere la calma quando vidi nell’ultima camera un corpo steso sul pavimento. Era circondato da una pozza di sangue. L’uomo era stato colpito alla testa, sembrava un’esecuzione.
Non restava granchè dei suo viso. Guardai verso l’altra parete ed ebbi un sussulto: Paola Sinis era riversa sul pavimento con la testa piegata su un lato, indossava una camicetta celeste diventata rossa per il sangue. Mi avvicinai e tastai il polso carotideo, respirava ancora. Mi levai la felpa e usai quest’ultima per comprimere la ferita. La donna non aveva perso molto sangue, il colpo di striscio l’aveva colpita all’orecchio, era solo svenuta. Volsi lo sguardo verso l’uomo: il torace non faceva il classico movimento su e giù, era morto. La signora rinvenne, dovevo farle coraggio ma evitare che gridasse per non far accorrere l’assassino del marito. Le misi una mano sulla bocca, sussurrai:
“Sono Andrea Costa, mi riconosce? Stia tranquilla non si agiti… È tutto a posto… – si agitava sotto la mia mano – Prometta che non urlerà se le libero la bocca, mi risponda con un cenno della testa.” Ubbidì.
“Mio figlio è impazzito! Ci ha sparato contro!” rispose.
“Si calmi, la proteggo io. Quanti erano?”
Nel mentre mi ero posizionato in maniera tale che non vedesse il corpo dell’uomo alle mie spalle. Al novantanove per cento si trattava di Marco Curreli, il presidente della ARTIS S.p.A., anche se non l’avevo mai visto prima d’ora. Stetti attento a non inquinare la scena del crimine evitando di calpestare il sangue sul pavimento. Avrei comunicato alla scientifica che avrebbero trovato delle fibre appartenenti ai miei indumenti. In teoria sarei dovuto entrare nella stanza con tuta bianca e guanti in lattice per preservare la scena del crimine, ma dovevo accertare se erano vivi.
Chi aveva sparato era ancora vicino all’abitazione. Evitai di telefonare, mi avrebbero sentito. Mandai tre volte lo stesso messaggio col cellulare a Davide, serviva un’ambulanza al più presto.
“Manuel è venuto con un uomo, non ha detto niente. Ha sparato a Marco, poi a me. Dov’è Marco?”
Pronunciò le ultime parole con un acuto; quei due non si erano accorti di non averla ammazzata. All’improvviso udii delle voci provenienti dall’esterno dell’abitazione, forse erano arrivati i carabinieri da Burcei. Spostai la tenda e subito mi ritrassi. Manuel e uno dei fratelli di Vin Diesel gesticolavano a gran voce parlando in inglese, non capii una mazza a causa del vento. Compresi che il ragazzo era stravolto ed entrambi avevano i vestiti sporchi di sangue: erano stati loro, non c’era alcun dubbio. Non conoscevo gli accordi intercorsi con l’altro complice, ma non avrebbero tardato a scoprire che era stato sorpreso dal sottoscritto nella mia abitazione. Perché Manuel aveva sparato a sua madre e al compagno? Cosa gli aveva detto la madre? Sicuramente aveva avuto da lei il mio indirizzo e lo aveva comunicato ai due complici. A Barcellona doveva essere successo qualcosa di più fra quei tre bastardi che un semplice incontro. Magari era stato messo in pericolo il loro commercio di droga, eppure la dogana aveva detto che era pulito. Mille pensieri mi passavano per la testa. Non potevo restare lì nascosto, sarebbero ritornati per sistemare i cadaveri, non si erano accorti che la donna era sopravvissuta. Avevo un vantaggio su di loro: non sapevano che mi trovavo in casa finchè non si fossero messi in contatto con il complice o avessero scoperto la mia auto. Avevo dalla mia il fattore sorpresa, forse…
Sperai di non aver lasciato tracce al piano terra, le avrebbero notate. Li udii parlare dall’altra parte della casa, si stavano spostando lungo il perimetro. Sentii dei rumori, la porta dell’ingresso veniva strattonata. Fu aperta, qualcuno entrò. Capii si trattava di Manuel poiché esclamò:
“Quello stronzo di un russo ha chiuso a chiave, accidenti a lui!”
Dovevo muovermi senza fare rumore, non potevo restare in quella stanza. Mi chinai su Paola Sinis e le sussurrai all’orecchio:
“Faccia come le dico se vuole restare viva. Non parli ma muova la testa per dirmi se ha capito ciò che le dico.”
Annuì, la situazione era tragica, lo shock l’aveva paralizzata. Ripresi:
“Si pieghi sul lato sinistro e continui a fare pressione sulla ferita. Deve fare finta d’essere morta. Se entra qualcuno qui dentro non si muova, io sono nella stanza qui a fianco. La proteggerò, non si preoccupi. Tenga duro e andrà tutto bene!” Annuì.
Uscii ed entrai nella stanza precedente, chiunque fosse salito a quel piano avrei potuto sorprenderlo alle spalle. Mi nascosi dietro la porta ed aspettai. Rumori di passi per le scale, stetti attento a che la mia ombra non fosse visibile sul pavimento. Tirai la porta verso di me. Se fosse entrato nella mia camera lo avrei colpito con violenza…
Appuntamento a lunedì per la prima parte del quinto capitolo.
Per chi se li fosse persi:
Capitolo 1, prima parte
Capitolo 1, seconda parte
Capitolo 2, prima parte
Capitolo 2, seconda parte
Capitolo 3, prima parte
Capitolo 3, seconda parte
Capitolo 4, prima parte
[Foto di Loving Earth sotto licenza Creative Commons]

Agosto 31st, 2009 at 10:53 am
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Settembre 14th, 2009 at 4:09 pm
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Settembre 28th, 2009 at 9:18 am
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Ottobre 5th, 2009 at 9:52 am
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Ottobre 19th, 2009 at 3:33 pm
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