Indagine ad alto rischio – Capitolo 6, prima parte

LUNEDI’ 21 APRILE

Faticai non poco a prendere sonno, ero ancora scosso dagli avvenimenti; solo dopo qualche ora ci riuscii. Aprii gli occhi e guardai la sveglia: erano le diciotto, avevo dormito undici ore, un record per la mia insonnia! La testa mi girava a mille, riuscii ad alzarmi dopo una buona mezz’ora. Andai in bagno e mi lavai il viso, non avevo un bell’aspetto. Il segno del cuscino sulla guancia sinistra era ben visibile, ma il punto forte erano i lividi che avevo su tutta la faccia. Sembravo appena uscito da un incontro di boxe. Entrai in cucina e tolsi dal frigorifero un involto, lo aprii e con un sorriso constatai contenesse prosciutto e formaggio. Presi il tostapane e preparai quattro toast ben conditi. Accesi il cellulare e mi arrivarono messaggi di alcune chiamate di Marta e di numeri anonimi, avrei scommesso cento euro si trattasse dei carabinieri. Mangiai e feci una bella doccia. Sentivo dolori in ogni parte del corpo, l’indomani sarebbe stato ancora peggio. Asciugandomi imprecai, ero stato conciato per le feste ma qualcun’altro più sfortunato di me ora si trovava sul lettino del medico legale per l’autopsia.

Presi una pastiglia per il mal di testa, fui assalito da brutti pensieri. Continuavo a vedere la faccia di Manuel. Aveva solo vent’anni, perché buttare via la vita a quel modo? Aveva perso la ragione, la sua situazione familiare non l’aveva di certo aiutato. Chiamai Marta:

“Ciao cara, mi sono svegliato da poco.”

“Ciao Andrea, come stai? Ho provato a telefonarti, ho immaginato fossi ancora sotto le coperte…”

“Ho mangiato e fatto una doccia, tutto ok, quando rientri?”

“Fra un’ora sono lì, cosa vuoi da mangiare per cena?”

“Non ti preoccupare Marta, ordino la pizza, offro io, è il minimo che posso fare per ringraziarti della tua ospitalità.”

“Ma figurati, io prendo una vegetariana.”

“Ok, dico di portarle per le otto e mezza, va bene?”

“Perfetto, a fra poco, ciao”

“Ciao cara”.

Spensi il telefonino, non volevo mi rompessero le scatole. Con la fortuna che avevo se fossi stato rintracciato mi sarei fatto un’altra nottata in caserma a ripetere le stesse cose del giorno prima. Potevano aspettare, avevo molto a cui pensare. Pensai a Paola Sinis, lei non poteva aspettare. Chiamai Davide, forse sapeva dirmi in che ospedale si trovava.

“Pronto vecchio, sono io”

“Ciao Andrea, sei riuscito a dormire?”

“Ho fatto un bel sonnellino.”

Sapevo che dopo i convenevoli mi avrebbe fatto un cazziatone.

“Per poco non ti ammazzavano ieri! Ti avevo detto di aspettare e tu ti metti a fare l’eroe. Una delle tue tante cazzate! Entrare da solo in quella casa… Comunque hai salvato la vita a Paola Sinis, sei stato bravo…”

“Non potevo fare diversamente, lo sai. Piuttosto lei come sta? Dove l’hanno ricoverata?”

“È al San Giovanni di Dio sotto sedativi, ha subito un brutto shock.”

“Lo immagino; in che reparto si trova? Vorrei andare a trovarla stasera.”

“È in medicina intensiva, stanza numero trenta, c’è un collega che la tiene d’occhio.”

Come non detto, avrei rinviato la visita, non potevo farmi vedere in giro.

“Ti stanno cercando quelli del RIS, hanno trovato le tue impronte dappertutto.”

Grazie al cavolo, li avevo avvertiti. Sapevo che dovevo mettermi in contatto con loro altrimenti sarebbero venuti a casa a prelevarmi.

“Vado in caserma fra mezz’ora.”

“Avverto i miei colleghi, ci sarò anch’io.”

Marta rientrò poco dopo, ci abbracciammo; rapidamente le spiegai la situazione. Mangiai la pizza in due minuti e mi feci dare uno strappo in via Nuoro. Avevo dimenticato di dire a Davide di portare la mia auto. Se non ci avesse pensato lui sarei andato a riprenderla. Come non detto, arrivò sgommando. Aveva prosciugato il serbatoio con quello stile di guida, lo faceva per farmi perdere la pazienza:

“Che cavolo fai? Tratta bene la mia auto!”

“Ciao Andre, stavo solo dandole una strigliatina…”

“Fallo con la macchina del colonnello, coglione!”

“Dai sali, ci aspettano.”

Salii in auto e la sbarra fu alzata appena il collega lo riconobbe. Ora si faceva sul serio:

“So che devo dire le stesse cose messe a verbale ieri notte. Può darsi qualcosa mi sia sfuggita, ero stanco.” “Lo sappiamo, non ti preoccupare, abbiamo memorizzato la tua deposizione in un floppy disk , la correggiamo se ci sono inesattezze, tranquillo.”

Mi restituì le chiavi della macchina ed entrammo in caserma. In una stanza ci aspettavano tre persone; si trattava della stessa squadra che mi aveva interrogato la notte precedente: il comandante Bassi, il capo dei RIS e un maresciallo. Il primo mi strinse calorosamente la mano e iniziò:

“Buongiomo signor Costa, si è ripreso? L’abbiamo cercata a lungo oggi ma senza fortuna.”

“Salve comandante, ho dormito tutto il giorno, ero stremato…”

“Non si preoccupi, recuperiamo oggi.”

Qualcosa mi diceva che le cose sarebbero andate per le lunghe. Gli altri due si fecero sotto con i soliti convenevoli. Ripetei la solita storia su quanto accaduto la domenica precedente. Il dottor Roberti dei RIS disse:

“Dai primi rilievi risulta che le tracce che abbiamo trovato nella sua abitazione e in quella di Paola Sinis confermano la sua versione, a breve avremo i risultati definitivi. Non ho altre domande da farle signor Costa.”

Si voltò verso il comandante:

“Posso riprendere il mio lavoro?”

Enrico Bassi si girò verso di lui e col capo fece cenno affermativo; l’uomo uscì dalla stanza. Il comandante Bassi era un uomo fra i cinquanta e i sessant’anni, alto un metro e settantasette-settantotto, capelli bianchi radi, la pancia trattenuta a stento dentro la divisa che probabilmente gli stava a pennello dieci anni prima. Toccava a lui:

“Abbiamo fretta di risolvere questa faccenda signor Costa, sui giornali e in televisione se ne fa un gran parlare, sa. Se non ci fosse stato lei avremmo trovato due innocenti morti dopo chissà quanti giorni, oltre a due assassini a piede libero che avrebbero già lasciato il paese e che difficilmente saremmo riusciti a rintracciare. – continuò – Ha trascorsi militare per caso?”

Fu il mio turno:

“La ringrazio colonnello, ho solo fatto il servizio di leva. Perdoni il mio essere sfacciato, ma mi permetto di suggerirle una perizia informatica (serve per verificare le chiamate in entrata e in uscita da e verso un numero telefonico) sul telefono di Manuel Sinis, come lei avrà già fatto suppongo…”

“Certo, ci ho pensato anch’io!”

Mai dire alle forze dell’ordine cosa devono fare, specie ad un membro di alto rango.

“Faccia mente locale e mi dica se ha tralasciato di dirci qualche cosa, le indagini possono prendere un’altra direzione se sappiamo tutti i fatti senza omissioni. Anzi, sa cosa le dico, le lascio del tempo per riflettere. lo vado a informarmi a che punto sono i miei uomini con le indagini. Sono nell’ufficio qui accanto. Maresciallo Scampia, lei venga con me. Maresciallo Castaldi, resti col signor Costa”.

Uscirono dalla stanza, fui lasciato solo col mio amico.

Appuntamento a giovedì per la seconda parte del sesto capitolo.

Per chi se li fosse persi:
Capitolo 1, prima parte
Capitolo 1, seconda parte
Capitolo 2, prima parte
Capitolo 2, seconda parte
Capitolo 3, prima parte
Capitolo 3, seconda parte
Capitolo 4, prima parte
Capitolo 4, seconda parte
Capitolo 5, prima parte
Capitolo 5, seconda parte

[Foto di Mild Mannered Photographer sotto licenza Creative Commons]

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