Indagine ad alto rischio – Capitolo 12, prima parte

La mattina seguente pensai di essere in una candid-camera. Davide venne a casa e disse che non avevano trovato niente alla ARTIS, tutto pulito.

“Andrea, ti ripeto che alla nostra vista il guardiano dello stabile ha sgranato gli occhi, non capiva cosa stesse accadendo.”

“Ma che cazzo stai dicendo! C’era una persona scuoiata in una stanza nella seconda costruzione!”

“Abbiamo controllato in ogni angolo, niente di niente. I miei superiori pensano sia stato un falso allarme, magari lo stress di questa indagine ti ha portato a ingrandire le cose…”

“No! No! Sono tutte stronzate! Non sono impazzito, l’ho visto coi miei occhi, Davide!”

Lui continuava a non ascoltare quello che dicevo:

“Pensaci bene, il comandante Bassi sta perdendo la pazienza, rischi una denuncia per procurato allarme, oltre che per violazione di domicilio.”

“Digli di denunciarmi perché ho salvato la vita a una persona!”

Dopo mezz’ora di inutili discussioni Davide tornò in caserma, lasciandomi solo coi miei pensieri. Avevo l’impressione di essere il testimone di un film poliziesco a cui nessuno crede e che alla fine viene trovato morto. Chissà chi era quel poveraccio steso sul lettino; il “chirurgo” certamente non era Roberto Cuccu, forse il russo che avevo sorpreso a rovistare in casa mia. Non potevo esserne sicuro visto che aveva una cuffia sulla testa. Il guardiano poi non l’avevo visto durante la mia incursione, molto strano. Sarei dovuto andare a fare quattro chiacchiere col comandante, troppe cose non quadravano, forse l’Arma aveva sbagliato fabbrica. È pieno di stabilimenti in quella zona, non si spiegava altrimenti il fatto che non avessero trovato tracce. Gli schizzi di sangue del morto erano sparsi nella “sala operatoria”, impossibile non vederli.

Presto avrei avuto un colloquio con Paola per aggiornarla sulle indagini, per telefono preferivo non dirle niente; probabilmente l’Arma teneva sotto controllo il suo cellulare, del mio ero certo lo fosse per controllare i miei spostamenti. Alle undici e trenta mi presentai in caserma, chiesi del comandante Bassi. Fui ricevuto dopo qualche minuto nella sua stanza.

“Pensa di essere immune dal reato di violazione di domicilio? Ho saputo quello che dice di aver visto allo stabilimento, il maresciallo Castaldi mi ha riferito.”

“E lei non crede a quanto affermo? È impossibile che non abbiate trovato tracce di sangue! Le ripeto, ho visto una persona scuoiata in quel posto!”

Intrecciò le mani sulla scrivania e fece appello a tutta la sua pazienza:

“Non abbiamo trovato nessuna traccia ematica, non è che si è sognato tutto ieri mentre dormiva?”

Era come parlare con un muro, stavo diventando nervoso, tutti mi davano del visionario.

“Ho detto la verità, magari avete sbagliato fabbrica; sa, non è l’unica in quella zona…”

“Non abbiamo sbagliato, glielo garantisco!”

Lo avrei strozzato con le mie mani. Mi morsicai la lingua prima di rispondergli come meritava, mi alzai e abbandonai la caserma. Ero piuttosto incazzato, salii in macchina e partii a razzo diretto a casa di Marta. Avevo la necessità di parlare a voce alta; non potevo farlo in viale Europa dove andavo spesso a schiarirmi le idee, qualcuno sentendomi mi avrebbe scambiato per pazzo. I due carabinieri affidati alla mia scorta non si erano più fatti vedere, forse mi osservavano da qualche parte coi binocoli senza essere visti. Ricapitolai la situazione: l’Arma, compreso Davide, si faceva i fatti suoi senza lasciare trapelare niente, forse stavano per mettere sotto chiave qualcuno. Roberto Cuccu si era volatilizzato, non aveva lasciato nessuna traccia dietro di sé; la ARTIS era diventata un ospedale-cimitero. Se volevo riscuotere gli altri diecimila euro da Paola dovevo scoprire cosa stava accadendo.

Telefonai a Davide ma aveva il cellulare staccato, forse l’avrei trovato a casa. Parlai con la moglie, Daniela, disse che sarebbe tornato entro un’ora, fui invitato da loro per pranzo. Giunsi a casa del mio amico e Daniela mi disse di fare come se fossi a casa mia; curiosai un po’ in giro. Il mio obiettivo era lo studio di Davide, volevo sbirciare fra le sue cose per vedere se trovavo delle informazioni sulla setta. Sua moglie era occupata a preparare la cena, avevo pochi minuti prima che venisse a cercarmi per offrirmi qualcosa da bere. Era un colpo basso ma occorreva dare una smossa alla mia indagine. Non trovai nulla che potesse interessarmi, stavo per abbandonare la stanza quando sentii un rumore provenire da dentro l’armadio. Capii subito di cosa si trattava, lo aprii e il gatto della bambina con un balzo uscì da dove si era nascosto. Avevo avuto anch’io un gatto, buonanima, riconoscevo certi rumori. Il micio si era accovacciato su dei libri posti sul fondo, li raccolsi per scuoterli dai peli. Erano dei testi universitari, ecco cosa combinava Davide, non sapevo volesse laurearsi. Presi a sfogliarli quando la mia mente fu attraversata da un pensiero funesto, restai impietrito. Sentii mancarmi le forze, lasciai cadere i volumi sul pavimento e mi portai le mani alla testa. Avevo la netta impressione di aver sciolto il bandolo della matassa. Andai in bagno e mi lavai il viso con acqua fredda, ero pallido come un cadavere. Imposi a me stesso di mantenere la calma. Valutai le possibilità, non potevo stare lì, dovevo andare via subito. Salutai Daniela dicendole di scusarmi ma avevo avuto un imprevisto. Sperai di non incrociare Davide, si sarebbe accorto facilmente che ero preoccupato. Andai a casa di Marta per riflettere, era chiaro che qualcuno mi aveva mentito fin dall’inizio, qualche bastardo per settimane aveva cercato di tenermi lontano dal caso con ogni scusa. Sapeva che essendo un discreto investigatore sarei riuscito a venire a capo della vicenda, così era stato ma non pensavo a un epilogo del genere. Come avevo fatto a non accorgermi di come stavano le cose? La soluzione era lì a portata di mano e io non me ne ero accorto, dopotutto non ero granché come investigatore. Cosa dovevo fare ora che avevo scoperto la verità?

Appuntamento a lunedì per la seconda parte del dodicesimo capitolo.

Per chi se li fosse persi:

Indagine ad alto rischio: intervista all’autore

Capitolo 1, prima parte
Capitolo 1, seconda parte
Capitolo 2, prima parte
Capitolo 2, seconda parte
Capitolo 3, prima parte
Capitolo 3, seconda parte
Capitolo 4, prima parte
Capitolo 4, seconda parte
Capitolo 5, prima parte
Capitolo 5, seconda parte
Capitolo 6, prima parte
Capitolo 6, seconda parte
Capitolo 7, prima parte
Capitolo 7, seconda parte
Capitolo 8, prima parte
Capitolo 8, seconda parte
Capitolo 9, prima parte
Capitolo 9, seconda parte
Capitolo 10, prima parte
Capitolo 10, seconda parte
Capitolo 11, prima parte
Capitolo 11, seconda parte

[Foto di tillwe sotto licenza Creative Commons]

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