Indagine ad alto rischio – Capitolo 12, seconda parte

Seduto su una sedia cercai di analizzare quanto accaduto dal giorno in cui assunsi l’incarico, mi sarebbe servito di lezione per la successiva indagine. Andare a parlare con Davide lo esclusi a priori, col comandante Bassi era un’ipotesi. Ero solo e rischiavo la pelle ora che avevo scoperto chi c’era dietro questa tragedia, dovevo restare lucido ed elaborare un piano per fottere chi tirava i fili della setta. Di solito a capo di questi pazzi esaltati c’è un santone che cerca di spillare soldi ai suoi membri che si fanno abbindolare dalle sue fandonie. Forse Manuel aveva ucciso il patrigno perché questo aveva scoperto che stava sottraendo soldi alla madre col bancomat. Ma perché alla ARTIS stavano squartando un cristiano? Aveva qualcosa di prezioso nello stomaco? Cocaina? Era un corriere? Potevano aspettare che la espellesse in altro modo, che motivo c’era di farlo fuori? C’era qualcos’altro sotto, lo sentivo. L’orologio batteva le quindici, chiamai Marta.

“Ciao cara, tutto a posto?”

Rispose fredda:

“Si, tutto ok.”

Non era mai capitato che mi rispondesse in modo sgarbato, entrava in ufficio un’ora dopo, quindi non la disturbavo.

“Cosa succede Marta, stai bene?”

“Ho detto si! Ora non posso parlare, sono in ufficio, devo andare! Tanti saluti da Simone Leccis!”

“Ma che cazzo stai dicendo?!”

La comunicazione fu interrotta. Marta era nei guai, lo capii subito; l’appuntato Leccis era morto a Carbonia nell’agguato. Lei stava per fare la stessa fine…

Uscii di casa sbattendo il portone con violenza, dovevo arrivare in tempo per salvarla, se le fosse capitato qualcosa di brutto ne ero responsabile. Come avevano fatto ad arrivare fino a lei? Semplice, ero stato pedinato, eppure non mi ero accorto di niente, erano stati più bravi del sottoscritto. Guidai come un pazzo per viale Marconi, non c’erano molte auto in circolazione, una fortuna per me, avrei causato un incidente. Giunto all’abitazione dell’amica di Marta inchiodai e balzai sull’asfalto. Non possedendo le chiavi provai a citofonare: nessuna risposta. Tentai con un altro campanello annunciando la posta e mi fu aperto, funziona sempre. Feci i tre piani di scale in un attimo e trovai il portone della casa chiuso. Accostai l’orecchio, nessun rumore proveniva dall’interno. Telefonai al numero di casa. Squillava, non rispose nessuno. Non era lì che tenevano Marta, avrebbero staccato il filo del telefono. Solo in quel momento sentii il rumore delle mie scarpe che schiacciavano qualcosa. Accesi la luce delle scale. Era del terriccio rosso, si accese una lampadina nella mia testa, sapevo da dove provenivano i rapitori di Marta, sperai tornassero nello stesso posto.

La mia vettura sbandava fra le curve, volevo essere con lei qualunque cosa le avessero riservato, ero in preda al panico. Quando giunsi a duecento metri dalla casa di campagna dove avevo liberato Simona Cadeddu fermai l’auto e tentai di ragionare. Marta era stata rapita per usarla come esca e farmi uscire allo scoperto, volevano uccidermi e ci sarebbero riusciti. Anche se fossi stato armato la prima regola da seguire è: non entrare in un’abitazione se sospetti che sia una trappola. Telefonai al comandante Bassi dandogli un quadro generale della situazione. Inutile dire che mi intimò di abbandonare il posto, entro pochi minuti sarebbe arrivata la cavalleria.

Davanti alla casa trovai una vettura che conoscevo molto bene, lo stesso proprietario era uno dei pochi che possedeva il potere di scostare il nastro bianco-rosso e avere l’accesso a una scena del crimine. Come al solito avrei dovuto improvvisare, l’importante era riuscire a salvare la vita di Marta, per colpa mia si trovava in quel casino. Sarebbe stato inutile se mi fossi comportato come uno dei corpi speciali, tipo strisciare a terra sino all’ingresso, ecc. Sapevo già chi avrei trovato dinanzi a me varcata la soglia, mi stava aspettando. Abbassai la maniglia e mi ritrovai in una stanza buia: fu accesa una luce dall’interno. Davide con la pistola in pugno puntata contro di me fece un largo sorriso facendo cenno di accomodarmi.

“Ciao amico!”

“Figlio di puttana! Dove hai nascosto Marta?”

“Siediti! È al sicuro, stai tranquillo.”

“Tranquillo un cazzo, bastardo! Ti ammazzo se le hai fatto del male!”

Mi trovavo a tre metri da lui, dovevo temporeggiare per potermi avvicinare e tentare qualcosa. Mi lesse nel pensiero:

“Siediti, non ti avvicinare!”

Non sapevo quando i carabinieri sarebbero arrivati; il fatto che indossasse dei guanti in pelle confermò il sospetto che non sarei sopravvissuto a lungo.”

Allora hai scoperto tutto, eh?”

“Credevi fossi un investigatore qualsiasi?”

C’è una novità, non sei l’unico e saper fare indagini, sai? – si mise a ridere – In effetti ti ho sottovalutato, sono sempre stato un tipo presuntuoso.”

“Hai fatto sparire il ragazzo che ho seguito qualche giorno fa, vero?”

“Si, avendo visto che avevi rintracciato uno del mio gruppo a Baia Azzurra capii che se avessi messo le mani su uno di loro senza che ci fosse qualche sbirro nei paraggi, avrebbe cantato alla grande. Lo sai come sono questi giovani ventenni, si vantano con gli amici ma se la fanno sotto se messi alle strette.”

Conoscevo Davide da dieci anni, non mi ero mai accorto della sua follia, aveva messo nel sacco tutti: familiari, colleghi e amici.

“Dell’appuntato Leccis cosa mi dici? È stato un danno collaterale?”

“Mi ha sorpreso mentre parlavo nel giardino della casa di Carbonia coi tizi che ti dovevano fare fuori. Ero di guardia, lui si è svegliato perché ci ha sentito discutere su come agire.”

Immagino come si doveva essere sentito quel poveretto alla scoperta di un collega che pensi di conoscere e invece rappresenta ciò contro cui combatti quotidianamente col tuo lavoro.

“Hai reclutato anche dei russi per realizzare i tuoi piani, sei proprio malato!”

“Caro mio, ho avvertito il ragazzo quando tu stavi partendo da Elmas, sapeva che lo stavi pedinando. Lui era lì per contattare i due tizi e ha dato loro appuntamento in una zona malfamata di Barcellona. Avevano intenzione di darti una bella lezione, ma quel teppistello che ti voleva rapinare ha rovinato tutto!”

Incredibile, a momenti mi aprivano lo stomaco con un coltello ed era il meno peggio che potesse accadermi! Dovevo fare qualcosa, sapevo quale fosse il suo punto debole.

“Anche la tua famiglia è al sicuro Davide! Tranquillo…”

Strabuzzò gli occhi:

“Che cazzo stai dicendo? È uno scherzo vero?”

Prese il cellulare dalla tasca e fece il numero di sua moglie. Era il momento di entrare in azione, o la va o la spacca. Gridai:

“La polizia!”

Davide si voltò verso il portone d’ingresso; non si era accorto che sulla sedia dove ero seduto aveva lasciato un portacenere in vetro molto pesante; glielo scagliai contro centrandolo in pieno petto nell’istante in cui si girò verso di me. Partì un colpo dalla pistola e cadde a terra. Balzai in piedi correndo come un matto, mi avventai su di lui, lo colpii sul naso con un pugno violento. Caddi su di lui, il rumore che fece il suo naso al contatto con le mie nocche non faceva presagire niente di buono. Mi sputò addosso il sangue, avrebbe avuto bisogno di un incontro ravvicinato con un chirurgo per farselo sistemare. Sotto il peso del mio corpo aveva battuto la testa cadendo e perso l’arma. Colpii alla cieca verso il suo volto, lui mi assestò qualche cazzotto sul viso; ora anch’io perdevo sangue, ma come capita spesso durante una colluttazione il dolore vero e proprio sarebbe venuto più avanti, non sul momento.

“Dimmi dove l’hai nascosta!”

Continuavo a colpire. All’improvviso sentii delle braccia bloccarmi e sollevarmi di forza. Cazzo, erano arrivati i suoi compari della setta a dargli manforte, ero fottuto alla grande! Sbagliavo, erano i ragazzi dell’Arma…

Appuntamento a lunedì per la prima parte del tredicesimo e ultimo capitolo.

Per chi se li fosse persi:

Indagine ad alto rischio: intervista all’autore

Capitolo 1, prima parte
Capitolo 1, seconda parte
Capitolo 2, prima parte
Capitolo 2, seconda parte
Capitolo 3, prima parte
Capitolo 3, seconda parte
Capitolo 4, prima parte
Capitolo 4, seconda parte
Capitolo 5, prima parte
Capitolo 5, seconda parte
Capitolo 6, prima parte
Capitolo 6, seconda parte
Capitolo 7, prima parte
Capitolo 7, seconda parte
Capitolo 8, prima parte
Capitolo 8, seconda parte
Capitolo 9, prima parte
Capitolo 9, seconda parte
Capitolo 10, prima parte
Capitolo 10, seconda parte
Capitolo 11, prima parte
Capitolo 11, seconda parte
Capitolo 12, prima parte

[Foto di .esc.ape. sotto licenza Creative Commons]

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