Indagine ad alto rischio – Capitolo 13, epilogo
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Il comandante Bassi m’informò che stavano osservando le mosse di Davide da qualche tempo; gli psicologi dell’Arma avevano notato qualcosa che non andava nei test periodici cui erano sottoposti i carabinieri. Da lì si era aperta un’indagine interna per fare luce sulla situazione. Avevano seguito i suoi spostamenti e solo dopo l’uccisione dell’appuntato Leccis avevano avuto il sentore che fosse coinvolto nella faccenda. Ovviamente dovevano prenderlo in flagranza di reato per poterlo incriminare. Quando martedì notte avevo chiamato Davide alle ventuno e trenta per informarlo di quanto avevo visto alla ARTIS, lui non era in servizio, aveva mentito. Era lui il “chirurgo” che avevo visto aprire il torace di un uomo alla fabbrica; aveva chiamato i “ragazzi delle pulizie” della setta e avevano tirato a lucido il macello che aveva combinato. Solo alle ventiquattro e trenta aveva avvertito la centrale operativa della mia telefonata, il Bassi non fidandosi aveva richiesto una perizia informatica ed era saltata fuori la verità.
Non riuscivo a stare con le mani in mano, perciò andai a casa di Marta. Parcheggiai la sua auto e per un momento ebbi l’impressione di aver intravisto un movimento dietro le tende del suo appartamento. Forse erano dei ladri, non si può stare un attimo tranquilli accidenti! Decisi di vederci chiaro, ormai vedevo pericoli ovunque, brutta storia. Avevo con me le chiavi, presi l’ascensore e mi fermai al piano successivo alla sua abitazione. Scesi i gradini cercando di non fare rumore e tenendo la luce spenta. Come al solito non mi accorsi dell’ultimo scalino e inciampai prendendo una storta. Sedetti e massaggiai energicamente la parte per alleviare il dolore. Dopo qualche minuto stavo meglio, ma ero tutto sudato. Anche se avessero guardato dallo spioncino della porta non potevano vedermi, era buio pesto. Accostai l’orecchio, nessun rumore dall’interno, sperai di non essere diventato pazzo.
Inserii la chiave e girai, aprii la porta e subito mi ritrassi, non si sa mai coi tempi che corrono. La casa era piuttosto piccola, della luce filtrava da sotto la porta della camera di Marta, avrei scoperto subito chi c’era oltre quella porta. Ragionai che potesse trattarsi di una trappola, quelli della setta potevano avermi scorto dalla finestra e attirato su con l’idea di farmi fuori. Ormai avevo fatto il callo a queste situazioni, o magari qualcuno aveva bisogno del mio aiuto al di là di quella porta. Varcai la soglia, la canna della pistola premuta sulla mia schiena ebbe meno effetto della sua voce:
“Siediti sul letto!”
Non potevo crederci, era uno scherzo, mi voltai e trovai Marta che mi puntava la pistola fissandomi con occhi di ghiaccio. Il sangue scorreva gelido fra le sue vene, lo stupore mi lasciò a bocca aperta, non riuscivo a parlare. Lei mi anticipò:
“Non te lo aspettavi che facessi parte dell’organizzazione? Povero caro! È giunto il momento di dirti la verità, prima di morire…”
Lo shock fu come quando vieni colpito quando meno te l’aspetti: terribile. Sedetti sul letto e ascoltai:
“Io e Davide siamo amanti da due anni ormai, teniamo in piedi la storia della setta ma è solo una copertura. I ragazzi che ne fanno parte vengono reclutati da Davide per un progetto più ampio. Durante una delle indagini che lui ha svolto con l’Arma avevano arrestato dei trafficanti di organi appartenenti alla mafia russa, ma fu convinto da uno di essi a lasciarlo andare dietro promessa di farlo entrare nella sua organizzazione. Davide era stanco del suo lavoro, aveva grandi ambizioni e colse l’occasione al volo; minacciò il russo che l’avrebbe fatto arrestare se non avesse mantenuto la parola. Tornato in Spagna, dove viveva col fratello, i due con cui hai avuto a che fare di questi tempi hanno aspettato che si calmassero le acque. La fantomatica setta serviva solo da copertura per convincere ad aderirvi dei ragazzi stanchi della solita vita con dei genitori che non erano mai presenti. Poi spargevamo la voce a qualche loro amico fidato, a seconda delle richieste di organi che facevano i nostri amici russi.
Credevano a quello che Davide, il loro santone, diceva alle riunioni. Si prospettava un sacrificio finale in cui tutti avrebbero ingerito una sostanza sottratta da una partita sequestrata dai suoi colleghi. Poi le cose non sono andate come pensavamo: ti sei avvicinato troppo alla verità, abbiamo dovuto far prendere un aereo per Berlino ai ragazzi per evitare che rivelassero quanto sapevano, specie l’identità del loro capo. Abbiamo dovuto usare le maniere forti col ragazzo scappato a Baia Azzurra, gli altri non hanno fatto storie. Marco Curreli sospettava che Manuel facesse qualcosa di illegale, lo aveva sentito parlare con la ragazza. Pensava di rivolgersi a un investigatore privato. Paola Sinis aveva fatto il tuo nome, visto che eri stato nominato da una sua amica per la quale avevi svolto un incarico. Aveva commesso l’errore di lasciarsi andare con Roberto Cuccu, dicendogli i problemi del suo figliastro. Si conoscevano da vent’anni, si fidava ciecamente di lui. Visto che Davide non si decideva a chiedere il divorzio mi sono scopata il suo migliore amico per ripicca! Poi sei stato contattato da Paola Sinis, sai il seguito…”
“Perché avete fatto del male a quelle persone? Non parlo di me, ma delle due che avete fatto uccidere, sei più pazza di Davide! Non penserai di cavartela con l’infermità mentale? Passerai il resto dei tuoi giorni in carcere!”
Scoppiò in una risata:
“Dopo aver sistemato la faccenda, io e Davide partiremo lontano da qui e da questa vita di merda!”
“Roberto Cuccu è anche lui a Berlino?”
“Si. All’ inizio non sapeva niente del traffico di organi, lo avevamo costretto a farne parte visto che Davide voleva compiere un’indagine fiscale sulla ARTIS. Roberto truccava le note spese e intascava la differenza. Ci servivano dei reni, sapevamo dei disturbi psichici di Manuel e gli abbiamo fatto ingerire una droga che dà allucinazioni, è andato fuori di testa. Lo abbiamo convinto che prima di morire con gli altri membri dovesse uccidere la madre e il patrigno. Lo abbiamo fatto accompagnare da uno dei russi a Burcei mentre l’altro cercava informazioni a casa tua. Doveva uccidere il ragazzo dopo la morte della coppia, poi avremmo portato via i tre corpi e prelevato i loro organi. Ma tu hai sorpreso il nostro complice e ti sei precipitato a Burcei.”
Davide era stato arrestato, dovevo distrarla:
“Non crederai a quello che ti ha detto Davide, spero? Ti ha fottuto alla grande, lui è già partito lasciandoti qui da sola. I carabinieri sono sulle tue traccie ormai.”
Rise ancora:
“Lui mi ama, non partirebbe senza di me.”
Marta avvertì un movimento alle sue spalle ma non fece in tempo a reagire, i R.O.S. invasero la stanza e la immobilizzarono. Quello che non sapeva è che dopo l’arresto Davide aveva confessato, rivelando il nome della complice e addossandole tutte le colpe. Purtroppo non possedevano nessuna prova contro di lei, serviva una sua ammissione, e dopo le mie insistenze per essere utilizzato per scovarla, mi era stato piazzato il classico microfono sotto la maglietta.
Alla fine anche Marta confessò tutto, si rimbalzavano le accuse a vicenda con Davide. Stavolta la vita mi aveva impartito una dura lezione, dovevo farne tesoro. Sapevo che il tempo avrebbe ricucito le ferite che mi erano state inferte. Roberto Cuccu e gli altri ragazzi furono raggiunti a Berlino da una squadra di Carabinieri giudata dal comandante Bassi, si erano rifugiati in un alberghetto per non dare nell’occhio, ma poi erano riusciti a farsi riconoscere quando una sera ubriachi avevano scatenato una rissa in un pub. Da lì la segnalazione all’Interpol e il solito iter prima di essere riportati in Italia.
Avrei letto sui giornali cosa sarebbe venuto fuori dal processo, ma come succede sempre in Italia grazie al nostro sistema giudiziario, fra patteggiamenti e buona condotta avrebbero avuto dimezzata la pena. Avevo intascato i restanti diecimila euro da Paola Sinis, l’avevo trovata più serena dell’ultima volta, o forse era solo rassegnata alla tragedia che l’aveva colpita. In un baretto del Poetto sorseggiavo una birra con Massimo e Daniele, pensai che avrei avuto bisogno del loro aiuto più spesso di quanto immaginassi, in fin dei conti dovevo avere le spalle coperte per le prossime indagini…
FINE
Per chi se li fosse persi:
Indagine ad alto rischio: intervista all’autore
Capitolo 1, prima parte
Capitolo 1, seconda parte
Capitolo 2, prima parte
Capitolo 2, seconda parte
Capitolo 3, prima parte
Capitolo 3, seconda parte
Capitolo 4, prima parte
Capitolo 4, seconda parte
Capitolo 5, prima parte
Capitolo 5, seconda parte
Capitolo 6, prima parte
Capitolo 6, seconda parte
Capitolo 7, prima parte
Capitolo 7, seconda parte
Capitolo 8, prima parte
Capitolo 8, seconda parte
Capitolo 9, prima parte
Capitolo 9, seconda parte
Capitolo 10, prima parte
Capitolo 10, seconda parte
Capitolo 11, prima parte
Capitolo 11, seconda parte
Capitolo 12, prima parte
Capitolo 12, seconda parte
[Foto di Denis Gustavo sotto licenza Creative Commons]


