Il floreale crogiuolo multietnico della Città del Sole

orto botanico

Sabato 4 aprile, nel polmone verde della città di Cagliari, è stata inaugurata la mostra “Bastimenti carichi di alberi verso la città del sole”.

Il patrimonio vegetale dell’Orto Botanico è costituito da circa seimila specie diverse quasi tutte di provenienza esotica. Da qui nasce lo spunto degli autori Antonino Soddu Pirellas e Pierluigi Serra, che hanno mostrato al pubblico le loro opere artistiche.

A Cagliari non esistono i giardini delle grandi famiglie potenti del passato, ma alberi arrivati da tutto il mondo, studiati e acclimatati nell’Orto Botanico e poi nel giardino diffuso della città. Cagliari è ricca di piante arrivate da Sud America, Oriente, Oceania, Africa, che vivono in un crogiolo multietnico. Colori e piante dal mondo, trasportati dai bastimenti diretti verso Cagliari, si colorano in una combinazione unica della flora mediterranea con piante arrivate via mare. Gli alberi nella città sono elementi di natura che entra e interagisce col paesaggio urbano e si estende in colli, viali, parchi e mare, tanto da far conquistare a Cagliari il primato di una delle città più verdi d’Italia.

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Captando le stelle tra realtà e immaginazione

captando le stelle

Ritorno nello scenario artistico underground di Federico Carta, writer e pittore, che torna a esporre con la sua carica poetica e visionaria: “Captando le stelle – Una poesia che illumina le discariche e fa vivere tutto”.

“Gigantesche antenne sondano l’infinito…da esse parte un movimento lieve e magico, un’emissione vaporosa e vitale che è la ricerca di un contatto con l’Universo intero, un segnale che prova a ristabilire una comunicazione tra noi e la Natura. La vita stessa.
La poetica di Federico Carta è quella del sogno, della fiaba, della purezza, egli contrappone al mondo reale uno spazio visionario, instabile e fluttuante in cui edifici torreggianti sfiorano il cielo e dominano come un faro lo scenario desolato; qua e là steli di fiori occhio esilmente aggrappati alla Terra lo contemplano.
E ci osservano. Da tempo i suoi dipinti esplorano tutta la gamma delle possibilità espressive del colore, e dunque è una rivelazione che abbia scelto di immergersi nel bianco e nero per alcuni dei lavori in mostra. Un bianco che aggiunge luce, ampiezza e semplicità.
L’artista dipinge con un delicato tratto grafico una visione che ha la magia dei posti abbandonati. L’uomo non c’è, perché è diventato un ingranaggio, si è lasciato andare a un’esistenza televisiva, industriale e consumista, e non si è accorto che la Natura reclamava con un silenzio assordante il suo rispetto. Carcasse industriali e vecchie lavatrici, usate e gettate, dimenticate, confluiscono così in un luogo immaginario dove assumono nuova vita, diventano protagoniste positive, poiché non sono più al servizio dell’uomo. Federico Carta è capace di mettere in scena la felicità della fantasia anche di fronte ad una modernità prepotente in cui ciminiere e discariche assediano la città, in cui una pioggia incontenibile riversa gocce che trasportano altri mondi. I suoi quadri sono gremiti di segni grafici dalla forte carica simbolica come il cuore, che ora gonfio di vita vuole liberarsi leggero, ondeggiare tra gli altri cuori, raggiungere l’universo intorno: vocabolario poetico; bici visioni industrie lavatrici notte orizzonti fili elettrici palazzi sole ingranaggi luce bottiglie amore semafori blatte fiori occhi muri scale acqua colori poetici rotaie cuori viaggio stelle montagne sogni caffettiere mondi televisori ruote asfalto cassonetti fabbrica luna strade gocce antenne Federico Carta è innamorato della vita.
Dipinge tracciando segni primordiali e ricercando i simboli di un personale vocabolario poetico e visionario.
In origine erano ricordi di viaggi, memorie di luoghi visitati, annotazioni poetiche di impressioni ricevute.
Le descrive rievocando minuziosi particolari, oppure valutando l’insieme, ma sempre guardando dove tutti gli altri non guardano,verso dettagli che ad altri paiono invisibili. È uno straordinario sperimentatore di soluzioni materiche e grafiche, un alchimista delle reazioni tra i materiali e della forza dirompente del colore.
La sua tecnica è primitiva, gestuale, alterna la pittura col pennello, all’incisione di piccoli raschi di cacciavite, liberando il colore in un’infinità di sfumature che su più strati accumula sulla tela. Si serve degli smalti come dell’asfalto liquido e sperimenta ispirandosi alla ruggine, al deterioramento delle cose,ricercando la poesia tra velature cromatiche ed effetti luminosi.”
Marco Peri

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Kirigami: come “ritagliarsi” uno spazio nell’arte

Kirigami

A chi non è capitato di realizzare una barchetta o un berretto con un foglio di carta? Quelli più bravi poi sanno realizzare anche gli animali, come il cigno, la giraffa o la rana, solo per citare i più semplici: una tecnica nata in giappone e meglio conosciuta come origami.

Non tutti invece conoscono una sua variante, il kirigami, che consente oltre alla piegatura, anche l’intaglio per la creazione di forme a partire da un singolo foglio di carta. Ne sono un esempio i libri pop up, a volte autentici capolavori capaci di meravigliare ad ogni pagina bambini e adulti.

Un’occasione per scoprire questa affascinante arte, ancora per pochi giorni, è visitare la mostra all’Exmà di Luciana Mancosu, autodidatta nell’uso artistico della carta, che presenta un centinaio di forme fantastiche e realistiche, tra le quali spiccano i giochi sulla simmetria e l’architettura alla Escher.

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leggi anti graffiti

spray.jpg
si parla di inasprimento delle leggi contro i graffiti; a milano multe salate contro l’uso delle bombolette spray sui muri..
“certo..ma secondo te? uno si fa la casettina bellina, del colore che gli piace e arriva uno a bomboletta e ci scrive gay è bello..bohhh..e non gli devo spaccare la faccia???”
non ho saputo come rispondere a questo appunto sentito durante una discussione sui graffiti.
però so che quando cammino per cagliari vedo molti muri insignficanti, grigi o, ancora peggio, di una gamma di colori tristi e confettosi, figli di presunte e discutibili manovre di ristrutturazione e riqualificazione urbana.
e vedo anche altri muri, più espressivi, animati da scimmie, balene, scarafaggi, lavatrici, fiori, occhi e antenne..e ringrazio i “vandali”.