Indagine ad alto rischio – Capitolo 12, seconda parte

Seduto su una sedia cercai di analizzare quanto accaduto dal giorno in cui assunsi l’incarico, mi sarebbe servito di lezione per la successiva indagine. Andare a parlare con Davide lo esclusi a priori, col comandante Bassi era un’ipotesi. Ero solo e rischiavo la pelle ora che avevo scoperto chi c’era dietro questa tragedia, dovevo restare lucido ed elaborare un piano per fottere chi tirava i fili della setta. Di solito a capo di questi pazzi esaltati c’è un santone che cerca di spillare soldi ai suoi membri che si fanno abbindolare dalle sue fandonie. Forse Manuel aveva ucciso il patrigno perché questo aveva scoperto che stava sottraendo soldi alla madre col bancomat. Ma perché alla ARTIS stavano squartando un cristiano? Aveva qualcosa di prezioso nello stomaco? Cocaina? Era un corriere? Potevano aspettare che la espellesse in altro modo, che motivo c’era di farlo fuori? C’era qualcos’altro sotto, lo sentivo. L’orologio batteva le quindici, chiamai Marta.

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Indagine ad alto rischio – Capitolo 12, prima parte

La mattina seguente pensai di essere in una candid-camera. Davide venne a casa e disse che non avevano trovato niente alla ARTIS, tutto pulito.

“Andrea, ti ripeto che alla nostra vista il guardiano dello stabile ha sgranato gli occhi, non capiva cosa stesse accadendo.”

“Ma che cazzo stai dicendo! C’era una persona scuoiata in una stanza nella seconda costruzione!”

“Abbiamo controllato in ogni angolo, niente di niente. I miei superiori pensano sia stato un falso allarme, magari lo stress di questa indagine ti ha portato a ingrandire le cose…”

“No! No! Sono tutte stronzate! Non sono impazzito, l’ho visto coi miei occhi, Davide!”

Lui continuava a non ascoltare quello che dicevo:

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