Indagine ad alto rischio – Capitolo 13, epilogo
Il comandante Bassi m’informò che stavano osservando le mosse di Davide da qualche tempo; gli psicologi dell’Arma avevano notato qualcosa che non andava nei test periodici cui erano sottoposti i carabinieri. Da lì si era aperta un’indagine interna per fare luce sulla situazione. Avevano seguito i suoi spostamenti e solo dopo l’uccisione dell’appuntato Leccis avevano avuto il sentore che fosse coinvolto nella faccenda. Ovviamente dovevano prenderlo in flagranza di reato per poterlo incriminare. Quando martedì notte avevo chiamato Davide alle ventuno e trenta per informarlo di quanto avevo visto alla ARTIS, lui non era in servizio, aveva mentito. Era lui il “chirurgo” che avevo visto aprire il torace di un uomo alla fabbrica; aveva chiamato i “ragazzi delle pulizie” della setta e avevano tirato a lucido il macello che aveva combinato. Solo alle ventiquattro e trenta aveva avvertito la centrale operativa della mia telefonata, il Bassi non fidandosi aveva richiesto una perizia informatica ed era saltata fuori la verità.
